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Prada a Milano: la poetica dell’uniforme

Pabla Pastene

26 set 2025

Nella sfilata di oggi a Milano, Prada ha ribadito che la moda è molto più che abbigliamento: è un discorso su identità, libertà e potere.
La collezione, firmata da Miuccia Prada e Raf Simons, si è concentrata sull’uniforme come metafora: un simbolo di appartenenza e protezione che, nelle mani di Prada, si trasforma in una chiave di femminilità contemporanea.

La forza del colore: un fondale arancione che interpella
La messa in scena si è tinta di un arancione vibrante, un colore carico di energia e dramma. Non è stato un semplice sfondo neutro: è diventato un attore della sfilata.
Quell’ambiente arancione ha creato distanza e tensione. Distanza, perché ha contrastato con la sobrietà dei capi, costringendo a guardarli con occhi nuovi. Tensione, perché ha evocato l’industriale, l’urbano, ma anche il calore emotivo di un tramonto o di una fiamma viva.
Il risultato è stato una cornice che ha amplificato il messaggio: ciò che è utilitario non è grigio né rigido — può essere ardente, vitale, profondamente umano.

Prada e la libertà del femminile Più che una collezione, questa sfilata è stata un manifesto. Prada ci ricorda che la femminilità non è uno stampo rigido, ma un campo aperto di possibilità. I capi, costruiti tra durezza e delicatezza, tra imperfezione e sofisticazione, ci invitano a ripensare il vestire come un atto di affermazione personale e politica.

Da Rosato Studio & Agency, celebriamo questo dialogo tra moda, arte e società. Perché in ogni cucitura visibile, in ogni scelta cromatica, si rivela la capacità della moda di trasformare lo sguardo e liberare l’espressione.

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